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Sei un’imprenditrice o un imprenditore di una piccola o media impresa? Oggi più che mai puoi fare del bene alla tua azienda e ai tuoi dipendenti grazie agli incentivi riservati alle aziende che aiutano i propri collaboratori a entrare nel mondo della previdenza complementare (anche detta “previdenza integrativa”). Ai tradizionali aiuti concessi alle imprese (le cosiddette “misure compensative”, previste dall’art. 10 del D.Lgs. 252/2005), si sommano i risparmi che si possono ottenere in anni di elevata inflazione. In questo articolo scopriremo quali sono i vantaggi della previdenza complementare per il datore di lavoro. Quest’ultima, infatti, non è solo vantaggiosa per i dipendenti della tua azienda ma anche per te.

Indice

Il valore delle PMI

Le piccole e le medie imprese sono uno dei patrimoni e delle ricchezze del nostro Paese:

 

  • le piccole aziende, fino a 9 dipendenti, sono circa 3 milioni e danno lavoro a quasi 5 milioni di persone
  • le aziende medie, con dipendenti compresi tra 10 e 49, sono 150.000 e danno lavoro a quasi 3 milioni di persone

Un patrimonio che va protetto e fatto sviluppare, anche grazie ai benefici offerti dalla previdenza integrativa.

Che cosa è il TFR

Ogni anno il datore di lavoro deve accantonare l’equivalente di circa una mensilità (il 6,91%) della retribuzione dei propri dipendenti: il cosiddetto Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Per i lavoratori si tratta del differimento nel futuro di una parte della propria retribuzione, che dovrà essere incassata all’epoca della pensione o nel momento in cui si cambierà azienda.

 

Per le imprese si tratta invece di un accantonamento periodico, ma non solo. Ogni anno tutto il TFR accumulato deve essere rivalutato ad un tasso pari al 75% dell’inflazione, più un punto e mezzo percentuale: un ulteriore esborso per le aziende, soprattutto in anni di elevata inflazione.

 

Il TFR a volte veniva infatti tradizionalmente visto dalle aziende come una forma di finanziamento da parte dei lavoratori a favore dell’impresa, ma di fronte a questi valori dell’inflazione non può più essere così.

 

Basti pensare che, a causa dell’aumento dei prezzi nel 2022, il TFR accantonato nelle aziende al 31/12/2021 è costato alle imprese il 9,97%: la più elevata rivalutazione che ci sia stata dal 1984.

 

Il conferimento alla previdenza integrativa

Tutti i lavoratori dipendenti devono scegliere che cosa fare del proprio TFR: possono decidere di mantenerlo in azienda, oppure di conferirlo, cioè trasferirlo, in una forma di previdenza integrativa, quali i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i Fondi Preesistenti e i PIP – Piani Individuali Pensionistici.

 

Si può decidere di conferire il proprio TFR futuro, quello “maturando”: nelle aziende con meno di 50 dipendenti è possibile decidere di spostare anche quello “maturato”, che è già stato accantonato in passato.

 

Nelle aziende con più di 50 dipendenti, purtroppo, al momento invece non è possibile spostare il TFR maturato, perché la normativa prevede che non venga fisicamente accantonato in azienda, ma presso il Fondo di Tesoreria dell’INPS, diventando non più prelevabile se non nelle casistiche previste dalla legge: anticipazioni, riscatti e normale liquidazione.

 

Fortunatamente molte imprese hanno già saputo cogliere i vantaggi di aiutare i propri dipendenti a scegliere di conferire il proprio TFR ad una forma di previdenza integrativa. Vediamo quali sono.

Previdenza complementare: i vantaggi per le aziende

Fin dal 2005, con il D.Lgs. 252, la normativa ha previsto numerosi incentivi statali dedicati ad aziende e lavoratori per favorire l’uso del TFR e la costruzione di una pensione di scorta grazie alla previdenza integrativa.

 

A questo primo nucleo di vantaggi se ne sono aggiunti nel tempo altri, come stiamo per vedere.

Pagare meno tasse

Per le grandi aziende, sopra i 50 dipendenti, la normativa prevede che il 4% del TFR conferito ad una forma di previdenza complementare sia deducibile dalla base imponibile IRES, quindi dalle imposte. Ricordiamo che l’aliquota di tassazione prevista dall’IRES è pari al 24%.

 

Ma per le piccole e medie aziende fino a 50 dipendenti, la percentuale di deducibilità sale dal 4% al 6%.

 

In sostanza, per ogni euro che il datore di lavoro ed il lavoratore decidono di spostare nel TFR, l’azienda risparmia delle tasse. Esistono quindi dei possibili vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare.

Pagare meno contributi

La normativa prevede che sulle retribuzioni dei lavoratori che hanno deciso di spostare il proprio TFR ad una forma di previdenza integrativa vi sia una riduzione dei contributi.

 

In particolare, vengono eliminati i cosiddetti “oneri impropri”, che portano ad un risparmio dello 0,28% sul monte retribuzioni. Si tratta di un’agevolazione indipendente dal numero di dipendenti dell’azienda.

Non pagare il fondo di garanzia

Se il TFR dei dipendenti non è più accantonato in azienda, ma viene spostato in una forma di previdenza integrativa, non è più necessario che l’impresa contribuisca al cosiddetto “fondo di garanzia per il TFR”.

 

Tale fondo nasce come garanzia (per i lavoratori) in caso di inadempienza da parte dell’azienda: ma se tale rischio viene meno, a causa dello spostamento del TFR in un fondo pensione, non è più necessario contribuire.

Non pagare la rivalutazione del TFR

Nel momento in cui il TFR non viene più accantonato in azienda, ma viene investito in una forma di previdenza integrativa, viene meno per l’impresa la necessità di rivalutarlo. Saranno infatti i rendimenti delle linee di investimento prescelte per il proprio fondo pensione a rivalutare nel tempo il Trattamento di Fine Rapporto.

 

Per l’azienda si tratta quindi di un risparmio grazie alla mancata rivalutazione. In anni di bassa inflazione, il TFR accantonato doveva essere rivalutato per poco più dell’1,5%: come abbiamo visto, la formula prevede infatti che la rivalutazione sia pari ai tre quarti (75%) dell’inflazione più l’1,5%.

 

Ma in anni di forte inflazione tutto cambia: il coefficiente da usare per rivalutare il TFR accantonato al 31/12/2021 è stato del 9,97%: un valore che non si vedeva da 39 anni, dal 1984!

 

Anche l’inflazione 2023 pare confermarsi a livelli elevati: si prevedono quindi risparmi importanti per le aziende che sceglieranno di far spostare il TFR in una forma di previdenza complementare.

Semplificare la gestione finanziaria aziendale

Quando i dipendenti decidono di conferire il TFR ad una forma di previdenza integrativa, la gestione finanziaria per l’azienda si semplifica notevolmente e diventa molto più prevedibile: l’ufficio amministrazione sa che ci saranno i soli flussi in uscita, verso il fondo pensione, necessari per accantonare nel corso dell’anno la mensilità in più di retribuzione.

 

Quando invece il TFR è in azienda, la vita finanziaria diventa più incerta:

 

  • i dipendenti possono lasciare l’azienda, con la necessità di reperire risorse per liquidare l’intero TFR
  • i dipendenti possono richiedere anticipazioni e riscatti
  • bisogna reperire risorse per rivalutare il TFR accantonato
  • rimane elevata l’esposizione debitoria e si rimane esposti a possibili contenziosi con i dipendenti

I vantaggi per i datori di lavoro che aiutano i propri dipendenti ad avviare la pratica per spostare il TFR in una forma di previdenza complementare non sono solo di natura economica, ma anche gestionale.

Quanto si risparmia

Le aziende che hanno favorito il conferimento del TFR dei propri dipendenti ad una forma di previdenza integrativa hanno già realizzato degli importanti risparmi. Proviamo a fare alcuni esempi, realizzati grazie alle stime di Smileconomy.

Un esempio per un’azienda di 3 dipendenti

Vediamo i benefici che potrebbe avere un’azienda di 3 dipendenti, con un monte retribuzioni complessivo di 45.000 euro. Il TFR annuo ha un valore pari al 6,91% del monte retribuzioni, quindi circa 3.110 euro.

I risparmi che abbiamo appena visto porterebbero a benefici pari a:

 

  • 45 euro: la minor tassazione IRES dovuta
  • 90 euro: l’esenzione dal fondo di garanzia
  • 126 euro: altri contributi non più dovuti

Passando al risparmio sulla rivalutazione del TFR, ipotizziamo che i lavoratori abbiano un’anzianità media di 5 anni: semplificando (per difetto), il TFR presente in azienda da rivalutare al 31/12/2021 sarebbe pari al valore annuo (3.110 euro), moltiplicato per quattro annualità, per un totale di circa 12.438 euro. Il risparmio sulla rivalutazione sarebbe quindi pari a:

 

  • 1.240 euro, pari al 9,97% del TFR presente in azienda e da rivalutare

Il risparmio complessivo per un’azienda di questo tipo e che abbia già scelto di aiutare i propri dipendenti a spostare il TFR in una forma di previdenza integrativa è stato quindi pari a 1.501 euro.

Una cifra superiore al TFR di più di un dipendente (1,4): con la scelta di far conferire il TFR ad un fondo pensione, le imprese lungimiranti hanno visto “pagarsi” il TFR di 1,4 dipendenti dai risparmi ottenuti!

Un esempio per un’azienda di 10 dipendenti

In modo analogo, vediamo ora i benefici che potrebbe avere un’azienda di 10 dipendenti, con un monte retribuzioni complessivo di 250.000 euro. Il TFR annuo avrebbe un valore pari al 6,91% del monte retribuzioni, quindi circa 17.275 euro.

I risparmi previsti dalla normativa porterebbero a benefici pari a:

 

  • 249 euro: la minor tassazione IRES dovuta
  • 500 euro: l’esenzione dal fondo di garanzia
  • 700 euro: altri contributi non più dovuti

Ipotizziamo anche in questo caso che i lavoratori abbiano un’anzianità media di 5 anni: semplificando (e per difetto), il TFR presente in azienda da rivalutare al 31/12/2021 sarebbe stato pari al valore annuo (17.275 euro), moltiplicato per quattro annualità, per un totale di circa 69.100 euro. Il risparmio sulla rivalutazione sarebbe quindi pari a:

 

  • 6.889 euro, pari al 9,97% del TFR presente in azienda e da rivalutare

Il risparmio complessivo per un’azienda di questo tipo è stato quindi pari a 8.338 euro.

Aver favorito il conferimento del TFR dei propri dipendenti ha portato a vedersi finanziare il TFR di quasi la metà dei propri lavoratori (4,8) dai risparmi ottenuti.

I vantaggi per i lavoratori

I vantaggi per le aziende sono evidenti. Passando invece ai lavoratori, ecco in sintesi perché è vantaggioso conferire il TFR ad una forma di previdenza integrativa:

 

  • convenienza economica. I contributi sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi;
  • maggiore flessibilità. La previdenza complementare consente di scegliere ad esempio quanto versare e con quale frequenza;
  • maggiore libertà di scelta. La previdenza integrativa permette di rimandare al momento della pensione la scelta sulla modalità di riscossione di quanto è stato versato.

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