Hai mai sentito parlare di inflazione? Sai precisamente di cosa si tratta e di quali conseguenze può avere sul tuo denaro e sulla tua vita? Scopriamo insieme come e perché si verifica questo fenomeno, quali sono i suoi effetti sull'economia e sulle tue tasche, come si calcola e quali sono le contromisure messe in campo.


Indice

Cos'è l'inflazione?

L’inflazione è la crescita progressiva, sostenuta e continuativa nel tempo dei prezzi. Dunque l'aumento dei prezzi, per essere considerato inflazione, deve essere di ampia portata e non riguardare soltanto alcuni beni e servizi, e deve protrarsi nel tempo.
Una crescita dei prezzi che ha importanti ripercussioni ad esempio sul tuo potere d'acquisto, cioè quello che puoi spendere in base al tuo reddito. L'inflazione nell'immediato riduce il tuo potere d'acquisto perché il tuo reddito non cresce con la stessa velocità della crescita dei prezzi. Dunque con la stessa quantità di denaro, puoi comprare meno beni e servizi di quelli che compravi prima. In sostanza l'inflazione riduce il valore della moneta nel tempo.       
Ecco che l'inflazione agisce anche sull'andamento generale dell'economia e sulle politiche monetarie, dal momento che stimola misure a contrasto dell'aumento generalizzato dei prezzi.

Quali sono le cause dell'inflazione?

Non c'è accordo sulle cause che portano all'inflazione, ma esistono diverse scuole di pensiero. Vediamo alcune delle possibili spiegazioni:

  • Scuola monetarista. Se la quantità di moneta in circolazione è eccessiva rispetto alla produzione di beni e servizi, che non cresce alla stessa velocità della moneta, la conseguenza sarà un aumento generalizzato dei prezzi.
  • Teoria keynesiana (dall'economista Keynes). La domanda dei beni può superare l'offerta quando aumenta la velocità di circolazione della moneta, cioè quando il denaro passa di mano in mano più velocemente. Questo genererebbe inflazione pur senza un incremento di moneta in circolazione.
  • Teoria dell'inflazione da costi. L'aumento dei prezzi di beni e servizi deriva dall'aumento dei costi di produzione degli stessi (come energia, materie prime e salari). Questo può generare la cosiddetta spirale inflazionistica per cui all’incremento dei prezzi segue un aumento dei salari che determina un ulteriore incremento dei prezzi.

Quali sono gli effetti dell'inflazione?

Veniamo agli effetti dell'inflazione: se mantenuta a livelli contenuti può essere uno stimolo positivo alla crescita economica. In Europa, come vedremo, si cerca di mantenere l’inflazione entro il 2%.
Al contrario, un'inflazione eccessiva causa purtroppo degli effetti negativi:

  • si riduce il potere d'acquisto del denaro, poiché aumentano i prezzi di beni e servizi;
  • i risparmi perdono di potere di acquisto, soprattutto quando si investe su prodotti a reddito fisso;
  • i risparmiatori si orientano verso investimenti in beni-rifugio, come oro o immobili, e di conseguenza i prezzi di detti beni crescono a loro volta;
  • le imprese sostengono costi maggiori per organizzare e mantenere le proprie attività e quindi sono portate ad aumentare i propri prezzi, creando così una spirale.

Chi subisce i danni maggiori dall'inflazione?

Un'inflazione sostenuta danneggia l'intero sistema economico di un Paese o di un gruppo di Paesi, ma ci sono alcuni soggetti che pagano maggiormente per questo fenomeno.

Percettori di reddito fisso

I lavoratori dipendenti vedono il loro potere d'acquisto perdere di valore molto più velocemente dei lavoratori autonomi, dal momento che il loro reddito è fisso e non si adegua più o meno automaticamente all'aumento generalizzato dei prezzi. Chi percepisce redditi variabili, invece, ha una maggiore libertà di azione sull'aumento di prezzi o compensi per vendita di beni o prestazioni di servizi, dunque riesce a contrastare meglio gli effetti dell'inflazione sul proprio potere d'acquisto. I pensionati ricevono invece, ad ogni inizio d'anno, una rivalutazione lorda dell'assegno pensionistico proporzionale all'inflazione.

Creditori

Se hai contratto un debito e l'inflazione galoppa, di fatto restituisci al tuo creditore la stessa somma di denaro, che però avrà perso potere d'acquisto. Dunque i creditori risultano danneggiati e per rispondere agli effetti dell'inflazione possono scegliere di indicizzare i propri prestiti, cioè di adeguare all'inflazione il potere di acquisto.

Risparmiatori

Se mantieni tutti i tuoi risparmi in forma liquida, cioè non li investi e li tieni fermi ad esempio sul conto corrente, in caso di inflazione eccessiva vedrai il tuo denaro perdere velocemente in potere d'acquisto.
La stessa perdita potrebbe riguardarti anche nel caso in cui tu abbia fatto investimenti a reddito fisso, come titoli di Stato e obbligazioni. Si tratta di investimenti che non garantiscono infatti un adeguamento all'inflazione.

Esportatori

Se vendi i tuoi prodotti all'estero e l'inflazione del nostro Paese è più elevata di quella dei paesi di destinazione, i tuoi prezzi saranno per forza di cose più elevati di quelli locali, diventando così meno competitivi a livello internazionale. Questo può causare un enorme danno alle tue vendite.

Come si calcola l'inflazione?

Come detto, l'inflazione è un indicatore, e chiamiamo tasso d'inflazione l'incremento del livello generale dei prezzi espresso in termini percentuali. Ma come sia arriva a questo numero?
Per determinare il valore dell'inflazione, ogni Paese costruisce quello che si chiama indice dei prezzi al consumo, affidando tipicamente il compito al proprio istituto di statistica nazionale, che in Italia è l'ISTAT.
Ovviamente non è possibile prendere in considerazione tutti i prezzi di tutti i beni e servizi in circolazione, dunque l'ISTAT costruisce quello che viene comunemente chiamato paniere dei prezzi al consumo, o paniere ISTAT. Si tratta di una selezione di beni e servizi ritenuti essenziali in una determinata fase storica, proprio come il tuo paniere della spesa che normalmente contiene pane, latte, pasta ecc.
L'ISTAT inserisce nel paniere dei prezzi al consumo i prezzi di prodotti alimentari, abbigliamento, calzature, servizi telefonici, di trasporto, elettrici ecc. Insomma costruisce quella che potrebbe essere una “spesa tipo” di una famiglia italiana, per monitorarne l'andamento dei prezzi.
Devi sapere inoltre che quando si calcola l’incremento medio dei prezzi, si attribuisce un peso maggiore alle variazioni che riguardano beni e servizi per i quali i consumatori spendono di più (come l’energia elettrica) rispetto a voci di spesa meno significative nei bilanci familiari (ad esempio zucchero o francobolli).

 

esempio calcolo inflazione

Periodicamente l'Istituto di statistica rivede il paniere, eliminando alcuni prodotti e servizi per inserirne altri. Ad esempio nel paniere 2022 sono entrati sedia da PC, saturimetro, psicoterapia individuale, test sierologico, molecolare e rapido per Covid-19 e streaming di musica, mentre sono stati eliminati compact disc (se hai 20 anni probabilmente non sai di cosa parliamo) e hoverboard.

Quali sono gli indici dei prezzi al consumo ISTAT?

Abbiamo tre indici principali dei prezzi al consumo:

  • Indice dei prezzi al consumo Nazionale per l’Intera Collettività (NIC) che misura la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi acquistati sul mercato per i consumi finali individuali;
  • Indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (FOI) che serve a misurare la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti;
  • Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) che serve a rendere confrontabili tra di loro le inflazioni dei diversi Paesi europei. Dal momento infatti che ogni Paese effettua delle misurazioni diverse è importante avere un indice in grado di limitare le differenze. L'IPCA, a differenza dei due indici precedenti, fa riferimento al prezzo effettivamente pagato dal consumatore, dunque esclude alcune voci presenti negli altri due panieri tenendo conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (come saldi, sconti e promozioni). 

Inflazione e BCE

Con l'IPCA abbiamo detto che è possibile comparare la nostra inflazione con quella degli altri Paesi europei, e questo è davvero importante dal momento che condividiamo le politiche monetarie con tutti i Paesi che adottano l'Euro come moneta nazionale.
La Banca Centrale Europea (BCE) si occupa infatti della politica monetaria europea perseguendo il suo obiettivo principale: mantenere la stabilità dei prezzi nell'Eurozona. È suo compito quindi contenere l'inflazione, che come abbiamo visto misura l'aumento dei prezzi.
Un'inflazione in crescita infatti può causare la riduzione del potere di acquisto delle famiglie, che dunque hanno una minore capacità di fare le medesime spese a cui erano abituate. In parole semplici questo significa: impoverimento.
Come detto, la BCE si occupa più in generale di stabilità dei prezzi. Infatti anche un loro calo generalizzato, detto “deflazione”, può comportare problemi all'intera economia di un Paese, dal momento che le imprese non sarebbero più in grado di coprire i propri costi, con gravi conseguenze ad esempio sui livelli occupazionali.
Dunque l'ideale è il mantenimento della stabilità dei prezzi, che non significa prezzi costanti, ma un'inflazione positiva che resti comunque entro la soglia fissata dalla BCE al 2%. Dunque parliamo di una inflazione contenuta e predeterminata, attraverso una serie di azioni che costituiscono la politica monetaria.
Il metodo principale adottato per tenere sotto controllo l'inflazione è quello di operare sui tassi d’interesse, cioè i tassi a cui la BCE e le altre banche centrali prestano denaro alle banche commerciali. Queste poi espandono la loro influenza sui prestiti e sui mutui concessi alle famiglie e alle imprese. L'effetto è quello di ridurre la quantità di denaro in circolazione; questo può avere ripercussioni anche sulla crescita economica, che potrebbe così rallentare.


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