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Nel 2025, la persona più longeva nel nostro Paese ha raggiunto i 115 anni, diventando la quarta persona più anziana al mondo. Si tratta di una eccezione o di un limite che mano a mano diventerà alla portata di sempre più persone?

 

E che cosa possiamo fare noi, concretamente, per aumentare la nostra longevità?

1) Dove si vive più a lungo?

Quando si tratta di provare a comprendere gli “ingredienti” della longevità bisogna in primo luogo scegliere dove andare a cercare.
Tradizionalmente l’espressione “blue zones” (letteralmente “zone blu”) indica i luoghi del nostro pianeta dove c’è la maggiore concentrazione di ultranovantenni e di centenari. Una di esse è in Italia.

Si tratta complessivamente di cinque zone1:

  • la Barbagia, situata nell’entroterra della Sardegna. Ha la più alta percentuale al mondo di ultra-centenari.
  • Ikaria, un’isola greca nel mar Egeo. Ha tra le più basse percentuali di mortalità per le persone di mezza età e una minima incidenza della demenza senile.
  • Nicoya, una penisola del Costa Rica. Ha la più bassa percentuale di mortalità per le persone di mezza età e la seconda più elevata concentrazione di centenari.
  • Loma Linda, in California. E’ una comunità religiosa di Avventisti del Settimo Giorno, che vivono in media dieci anni in più rispetto agli altri cittadini degli Stati Uniti
  • Okinawa, in Giappone. In questa isola c’è il record assoluto di longevità per le donne ultrasettantenni.

 

La domanda è dunque: perché in queste zone si vive decisamente più a lungo della media?

2) Gli ingredienti della longevità

Gli studiosi sono abbastanza unanimi nell’identificare i principali ingredienti della longevità nelle blue zones. Si tratta dei cosiddetti “Power 9”, che potremmo tradurre con “i magnifici 9”: vediamo quali sono.

  1. Muoversi in modo naturale. Le persone più longeve al mondo non fanno né palestra né jogging. Semplicemente “si muovono” nel proprio ambiente naturale, facendo passeggiate per lavoro (la pastorizia) o per vedere i vicini. Oppure per prendersi cura del proprio giardino.
  2. Avere uno scopo nella vita. In Giappone si dice “Ikigai”, in Costa Rica “plan de vida”. Significa avere chiaro il motivo per il quale ogni mattina ci si deve alzare dal letto.
  3. Ridurre lo stress. Anche nelle blue zones ci sono elementi di stress. Ma ci sono abitudini (la preghiera, il ricordo degli antenati, una siesta, la convivialità) in grado di ridurre le preoccupazioni della mente e le infiammazioni del corpo legate allo stress cronico.
  4. Sazietà all’80%. Un altro comune segreto per la longevità sembra essere la capacità, a tavola, di fermarsi quando si è “quasi sazi” (all’80%). Ridurre le porzioni di cibo, soprattutto la sera, sembra un elemento importante per non prendere peso e per vivere in modo più salutare.
  5. Consumare frutta e verdura. Nella dieta di chi vive nelle blue zones c’è ampio spazio per ceci, fave e tanta frutta e verdura fresca. La carne viene mangiata non più di 5 volte al mese.
  6. Bere vino. In tutte le blue zones tranne la California, le persone bevono regolarmente uno o due bicchieri di vino al giorno. La moderazione è però importante: non bisogna concentrare tutto l’alcol nel weekend!
  7. Coltivare la spiritualità. Tutti i longevi delle blue zones hanno un proprio “credo”, indipendentemente dalla specifica religione o filosofia. Curare la dimensione spirituale almeno una volta a settimana può aumentare la vita media di 4-14 anni.
  8. Mettere la famiglia al primo posto. Far convivere le generazioni, mescolando giovani e anziani, fa bene a tutti. Avere qualcuno che viva con noi e che ci stimoli a prenderci cura di noi stessi, allunga la vita.
  9. Avere una sana vita sociale. Circondarsi di persone positive e di amici fa vivere meglio. Fare parte di una comunità o di un gruppo “virtuoso”, che stimoli a comportamenti positivi, aiuta infatti a vivere meglio e più a lungo.

 

Questi sono i 9 ingredienti della longevità secondo chi studia le “blue zones”: difficile è però dire quale sia il peso di ognuno di questi fattori. Anche perché non ne viene citato uno importante.

3) Il peso della genetica

Se sugli ingredienti delle blue zones c’è un buon accordo tra gli studiosi, altrettanto non si può dire sul peso attribuito ai vari elementi. Anche perché non viene citato il ruolo del corredo genetico scritto nel nostro DNA. Dei recenti studi2 avrebbero infatti rivalutato il peso dell’ereditarietà, che tradizionalmente veniva limitato a percentuali inferiori al 25%.

 

Nuovi studi sui gemelli, che eliminano cause di mortalità “da incidente” sembrerebbero infatti rivedere il peso dei propri geni per la longevità, che verrebbe portato al 50%.

 

In attesa di nuovi studi e a prescindere dalle percentuali, una buona parte della nostra longevità, compresa tra il 50% e il 75%, potrebbe dunque essere concretamente nelle nostre mani e nelle nostre abitudini. Dipende da quanto ci prendiamo cura di noi stessi a livello fisico (movimento e alimentazione), ma anche psichico (stress, spiritualità e “avere uno scopo”), nonché relazionale (la famiglia e le amicizie).

 

Vivere bene e vivere a lungo fa dunque parte degli obiettivi quotidiani che ci possiamo dare, pianificando giorno per giorno il nostro benessere fisico, psichico ed economico.

 

1 https://www.corriere.it/cook/news/26_marzo_11/blue-zones-9-segreti-longevita-centenari-claudia-baccarini-baldi-e8e6a688-d3a5-4c23-bf5c-cb99a2657xlk.shtml

https://www.spazio50.org/longevita-e-genetica-scoperto-il-peso-dellereditarieta/