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Affitto o mutuo, bollette, spesa, scuola, assistenza a un familiare, rate e progetti futuri. Il reddito di una persona può sostenere gran parte della vita quotidiana di un’intera famiglia. Quando accade, quell’entrata non riguarda più soltanto chi la produce: diventa una responsabilità verso le persone che ne dipendono.

 

In passato si sarebbe parlato semplicemente di capofamiglia. Oggi la composizione dei nuclei familiari e la distribuzione delle responsabilità economiche sono cambiate, ma il bisogno resta: capire chi contribuisce in modo determinante al reddito familiare e che cosa succederebbe se quell’entrata venisse meno.

 

È una situazione evidente nelle famiglie monoreddito, ma non riguarda soltanto chi porta a casa l’unico stipendio. Anche in una coppia in cui entrambi lavorano, uno dei due redditi può essere indispensabile per mantenere l’equilibrio economico della famiglia.

 

Indice dell'articolo:

 

  • Chi è il capofamiglia oggi?
  • Quando il reddito diventa una responsabilità verso la famiglia
  • Cosa succede se viene meno la principale fonte di reddito
  • Come proteggere economicamente la famiglia
  • Assicurazione vita per il capofamiglia: di cosa si tratta
  • Di quale protezione economica può avere bisogno la tua famiglia
  • Proteggere oggi i progetti di domani

Chi è il capofamiglia oggi?

Il termine capofamiglia ha avuto in passato un significato giuridico e sociale legato soprattutto alla figura del marito. Nel linguaggio economico viene invece utilizzato anche per indicare il componente con il reddito più elevato. Nelle proprie indagini sui bilanci delle famiglie, ad esempio, la Banca d’Italia ha impiegato il termine per identificare il maggiore percettore di reddito all’interno del nucleo familiare.

 

In una valutazione delle esigenze di protezione, però, non conta stabilire una gerarchia. Il capofamiglia può essere una donna o un uomo, un genitore solo, uno dei due partner oppure qualsiasi persona il cui reddito sia essenziale per il sostentamento di altri familiari.

 

Non coincide necessariamente neppure con chi guadagna di più. Un reddito può essere determinante perché copre il mutuo, le spese dei figli o altri costi che le entrate rimanenti non riuscirebbero a sostenere da sole.

 

La domanda da porsi è quindi molto concreta: quanto cambierebbe la situazione economica della famiglia se questo reddito venisse meno?

Quando il reddito diventa una responsabilità verso la famiglia

Il reddito assume un peso diverso quando serve a sostenere altre persone. Può trattarsi del coniuge o del partner, dei figli, di un genitore anziano oppure di un familiare che non dispone di una piena autonomia economica.

 

Il reddito del capofamiglia o del principale percettore può essere determinante quando permette di:

 

  • sostenere le spese essenziali del nucleo familiare;

 

  • pagare il mutuo, il canone di locazione o altri finanziamenti;

 

  • mantenere i figli e accompagnarli nel loro percorso di studi;

 

  • assistere una persona anziana, fragile o non autosufficiente;

 

  • conservare una capacità di risparmio;

 

  • finanziare progetti già avviati, come l’acquisto della casa o la formazione dei figli.

 

Nelle famiglie con un’unica fonte di reddito la dipendenza economica è immediata. Nelle famiglie con due entrate, invece, può essere meno evidente: uno stipendio potrebbe coprire le spese ordinarie e l’altro il mutuo, il risparmio o le esigenze dei figli. La perdita di uno dei due rischierebbe comunque di alterare l’equilibrio costruito nel tempo.

Come capire quanto la famiglia dipende dal tuo reddito

Per valutare la vulnerabilità economica del nucleo familiare è utile partire dal bilancio familiare, mettendo in relazione entrate, spese ricorrenti, risparmi e impegni futuri.

 

Puoi iniziare rispondendo ad alcune domande:

 

  • Le altre entrate familiari sarebbero sufficienti a coprire le spese essenziali?

 

  • Per quanto tempo i risparmi disponibili potrebbero sostenere la famiglia?

 

  • Ci sono figli o altri familiari economicamente a carico?

 

  • Sono presenti un mutuo, prestiti o altri impegni finanziari di lunga durata?

 

  • Quali progetti dipendono dal reddito attuale?

 

  • Esistono già coperture assicurative o prestazioni previste dal datore di lavoro?

 

  • A quali tutele previdenziali pubbliche avrebbero diritto i familiari?

 

Questa verifica permette di individuare il possibile divario di protezione, cioè la differenza tra le risorse di cui la famiglia disporrebbe e quelle necessarie per continuare a sostenere spese e progetti.

Cosa succede se viene meno la principale fonte di reddito

La prematura scomparsa del capofamiglia o di un’altra persona che contribuisce in modo determinante al reddito familiare può produrre conseguenze economiche immediate e di lungo periodo.

 

 

Le spese per la casa, le utenze e il mantenimento dei figli continuano. Lo stesso vale per gli impegni finanziari già assunti. Nel tempo, la famiglia potrebbe dover rivedere anche decisioni più importanti: il percorso scolastico dei figli, la possibilità di mantenere l’abitazione, l’assistenza a un familiare o la capacità di accantonare risorse per il futuro.

 

 

In presenza dei requisiti previsti, i familiari possono avere diritto alla pensione ai superstiti. L’INPS distingue tra pensione di reversibilità, riconosciuta quando la persona deceduta era già pensionata, e pensione indiretta, prevista per i superstiti di un lavoratore assicurato che abbia maturato determinati requisiti contributivi.

 

 

L’importo non coincide necessariamente con il reddito che veniva prodotto: viene calcolato applicando una percentuale alla pensione già liquidata o spettante alla persona deceduta e varia in base alla composizione dei beneficiari. Prima di includere questa prestazione nella propria pianificazione è quindi opportuno verificarne requisiti e misura sul sito dell’INPS.


Come proteggere economicamente la famiglia

La protezione del reddito familiare parte dalla conoscenza delle risorse già disponibili. Tra queste possono rientrare:

 

  • altri redditi presenti nel nucleo familiare;

 

  • risparmi e liquidità utilizzabili per affrontare le prime necessità;

 

  • patrimonio disponibile;

 

  • prestazioni previdenziali e assistenziali;

 

  • coperture collettive offerte dal datore di lavoro;

 

 

Risparmio e assicurazione svolgono funzioni diverse. Una riserva di liquidità può aiutare ad assorbire un imprevisto o sostenere le spese per un periodo limitato. Una copertura assicurativa può invece mettere a disposizione dei beneficiari il capitale previsto dal contratto se si verifica l’evento assicurato.

 

 

Nella guida dedicata alle assicurazioni vita, l’IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni spiega che le polizze caso morte consentono ai beneficiari di ricevere un capitale o una rendita in caso di decesso dell’assicurato. La forma più diffusa è l'assicurazione Temporanea Caso Morte o TCM, che offre copertura per una durata prestabilita.

 

 

È una soluzione da valutare soprattutto quando il reddito dell’assicurato è indispensabile per il mantenimento della famiglia, per il pagamento di un mutuo o per la realizzazione di progetti che richiederanno risorse negli anni successivi.

Assicurazione vita per il capofamiglia: di cosa si tratta

Con soluzioni come un'assicurazione vita per il capofamiglia, si fa generalmente riferimento a una copertura assicurativa sulla vita della persona il cui reddito sostiene in modo prevalente la famiglia.

 

 

Non si tratta di una categoria assicurativa distinta: la soluzione può essere una polizza vita caso morte, come una TCM, che prevede il pagamento di un capitale ai beneficiari designati se l’assicurato muore durante il periodo coperto dal contratto.

 

 

L’assicurazione vita per il capofamiglia non deve essere confusa con la RC capofamiglia. Quest’ultima è una copertura di responsabilità civile e interviene per i danni involontariamente causati a terzi nell’ambito della vita privata e familiare. Una polizza vita caso morte risponde invece all’esigenza di proteggere economicamente i beneficiari in caso di decesso dell’assicurato.

 

 

La distinzione è importante perché le due coperture tutelano rischi completamente diversi.

Di quale protezione economica può avere bisogno la tua famiglia

Non esiste un capitale adatto a tutte le famiglie. Le esigenze cambiano in base al numero e all’età delle persone coinvolte, alle entrate disponibili, al patrimonio e agli impegni già assunti.

 

 

Per effettuare una prima valutazione si possono considerare:

 

  1. Le spese essenziali: casa, alimentazione, utenze, trasporti, salute e istruzione.
  2.  

  3. Gli impegni finanziari: debito residuo del mutuo, prestiti e altre rate.
  4.  

  5. L’orizzonte temporale: per quanti anni la famiglia potrebbe avere bisogno di un sostegno.
  6.  

  7. I progetti futuri: studi dei figli, assistenza a un familiare o mantenimento dell’abitazione.
  8.  

  9. Le risorse già disponibili: altri redditi, risparmi, patrimonio, prestazioni previdenziali e coperture esistenti.

 

Il risultato non è una cifra definitiva, ma una base utile per capire quale distanza separi le risorse disponibili dalle necessità della famiglia. Capitale e durata della protezione dovrebbero essere valutati insieme e rivisti quando cambia la situazione personale: nascita di un figlio, acquisto di una casa, nuovo mutuo, variazione del reddito o presenza di una persona economicamente a carico.

Proteggere oggi i progetti di domani

Pensare in anticipo alle conseguenze economiche di una prematura scomparsa permette di non affidare il futuro della famiglia soltanto ai risparmi disponibili o alle prestazioni pubbliche.

 

 

All’interno di questa pianificazione può essere valutata PerAmore di Alleanza, l’assicurazione vita pensata per la protezione della famiglia. La soluzione consente di scegliere:

 

 

  • un capitale assicurato compreso tra 50.000 e 300.000 euro;

 

  • una durata da 5 a 20 anni;

 

  • le persone da designare come beneficiari.

 

In caso di prematura scomparsa dell’assicurato, PerAmore prevede la corresponsione del capitale ai beneficiari e un anticipo immediato di 5.000 euro, parte del capitale assicurato, per affrontare le esigenze contingenti. La scelta del capitale e della durata deve tenere conto delle effettive necessità del nucleo familiare e delle condizioni previste dal contratto.

 

 

Programmare questa protezione significa lasciare ai propri cari risorse con cui gestire le spese, rispettare gli impegni assunti e continuare i progetti costruiti insieme.

FAQ

La pensione ai superstiti sostituisce il reddito del capofamiglia?

Non necessariamente. La pensione ai superstiti viene riconosciuta in presenza dei requisiti stabiliti dalla normativa e il suo importo è calcolato come percentuale della pensione già percepita o maturata dalla persona deceduta. La percentuale varia in base ai familiari aventi diritto e può essere soggetta alle regole di cumulabilità con altri redditi.

 

 

Come si può proteggere la famiglia in caso di morte?

È utile verificare risparmi disponibili, altri redditi, patrimonio, prestazioni previdenziali, eventuali coperture aziendali e polizze già attive. Se queste risorse non fossero sufficienti a sostenere le spese e i progetti familiari, può essere valutata un’assicurazione vita caso morte che preveda un capitale per i beneficiari.

 

 

Quando bisogna aggiornare la protezione del reddito familiare?

La situazione andrebbe riesaminata dopo eventi che modificano redditi, spese o responsabilità: nascita di un figlio, acquisto di una casa, sottoscrizione di un finanziamento, cambiamento lavorativo, variazione del reddito o ingresso in famiglia di una persona economicamente dipendente.